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Il giacinto d'acqua, da rovina ad opportunità di sviluppo sostenibile per il Benin

In Benin, una pianta altamente invasiva è diventata un 'oro verde' per le popolazioni locali

giacinto d acqua raccolta

Ad inizio novembre 2018 si è svolto a Castel Gandolfo (Roma) l’evento Prophetic Economy, mirato a promuovere uno scambio interattivo ed intergenerazionale fra realtà accomunate dalla capacità di aprire vie d’accesso ad uno sviluppo economico condiviso, socialmente giusto ed ecologicamente sostenibile.

Ap Consulting ha preso parte all’evento, venendo così a conoscenza di realtà e iniziative che già agiscono ‘qui e ora’, concretamente e con successo, nella promozione dello sviluppo e della sostenibilità. 

Fra queste realtà, estremamente interessante ed esemplificativo il caso di JEVEV, ONG del Benin vincitrice del secondo premio del concorso Prophetic Economy Awards. 
Durante l’evento abbiamo avuto l’occasione di confrontarci direttamente con il presidente di JEVEV, Henri Totin, approfondendone operato e punto di vista sull’economia verde e sostenibile. 

JEVEV mira a sostenere lo sviluppo dell’economia verde, la trasformazione dei modelli di produzione e di consumo, e lo fa in particolare attraverso la valorizzazione del giacinto d’acqua. 
Grazie alla ricerca scientifica e alla formazione in loco, JEVEV è riuscita a trasformare una piaga ambientale in un’opportunità, che sta permettendo alla popolazione locale di autosostenersi, limitare l’uso di fertilizzanti chimici, ripulire i propri fiumi e proteggere la natura dalle catastrofi ambientali e dai cambiamenti climatici.

 

Una trasformazione non solo del modo di operare, ma anche di quello di pensare: l’articolo riportato qui sotto illustra come JEVEV, insieme ad altre associazioni del Benin, ha fatto sì che il giacinto d’acqua passasse da ‘pianta altamente invasiva’ ad ‘oro verde’.

Di seguito, traduzione libera dell’articolo “Au Bénin, l’invasive jacinthe d’eau est aussi devenue un or vert” di  Sébastien Roux, apparso il 27/02/2019 su reporterre.net.
Leggi qui l'articolo originale

 

In Benin, l’invasivo giacinto d'acqua è diventato un “oro verde”

Nel Benin, il giacinto d'acqua ha proliferato per decenni e rappresenta una minaccia per lo stile di vita degli abitanti del lago Nokoué. Tuttavia, è stato scoperto che questa pianta invasiva possiede alcune virtù che la rendono utile per la depurazione, per la produzione di biogas, e perfino per ricavarne un "compost magico"

La giornata dei pescatori che vivono a Ganvié, soprannominata " la Venezia d'Africa”, inizia prima dell'alba. A bordo delle loro lunghe e sottili canoe di legno navigano sul Lago Nokoué, a nord di Cotonou, capitale economica e città più importante del Benin, alla ricerca di tilapie, aringhe del fiume Alewife e pesci siluro. Le donne li venderanno a Tokpa, il più grande mercato all'aperto dell'Africa occidentale, per un paio di franchi CFA, quanto basta per provvedere alle loro case su palafitte.

Tuttavia, stagione dopo stagione, la navigazione e la pesca stanno diventando sempre più complicati, minacciando il loro modo di vivere. Fra le cause vi è l'invasione del giacinto d'acqua, una pianta acquatica originaria del Sud America che si è diffusa accidentalmente in molte zone tropicali in epoca coloniale. Nella lingua Fon, gli abitanti del Benin usano il termine tôgblé ("il paese è rovinato") per parlare delle conseguenze del giacinto d'acqua che, favorendo la proliferazione delle zanzare, è responsabile anche della diffusione di alcune malattie come la malaria.

giacinto d acqua benin narrowIl fiume Ouémé, invaso dal giacinto d'acqua

Ma negli ultimi anni alcuni imprenditori, tra i quali Fohla Mouftaou - co-fondatore della società Green Keeper Africa nel 2014 - hanno iniziato ad utilizzare le sorprendenti proprietà di questa pianta per “trasformare questa piaga in un'opportunità” e per cambiare la mentalità: il termine tôgblé viene sostituito dalla parola tognon, che significa che il paese non è più “rovinato” ma è “buono”.
Il giacinto d'acqua è quindi utilizzato come soluzione contro l’inquinamento, essendo adoperato per recuperare le fuoriuscite di olio industriale su dei cuscini, rotoli o tappeti. I residui di questa pianta, infatti,  possono assorbire fino a 17 volte il loro peso in idrocarburi, bloccando così la dispersione di liquidi inquinanti in caso di perdite o a seguito di fuoriuscite di petrolio.

 Tutto parte dalla terra, dove l'energia è al massimo. Questa è la nostra banca più preziosa. 

giacinto d acqua fohla mouftaouFohla Mouftaou, co-fondatore di Green Keeper Africa

Situato nel comune di Sô-Ava, il magazzino di Green Keeper Africa conserva un aspetto rustico, con una costruzione in legno e lamiera in cui la polvere viene costantemente sollevata dal vento. All'interno, dieci persone sono impegnate a trasformare i gambi del giacinto d'acqua dopo averli fatti seccare al sole. Florent Liaigre, responsabile tecnico dell'area operativa, si occupa della manutenzione: "Il nostro è un approccio ecologico poiché, per testare altri modi di fare le cose e creare nuove tecniche di produzione, ci ispiriamo alla cultura maker e do it yourself. Progrediamo anche quando non funziona", spiega questo giovane francese illustrando i diversi macchinari del sito. Uno di questi serve a macinare i gambi per farne della polvere, mentre un altro li conserva per ottenere la fibra, un materiale più efficace contro i liquidi pesanti come il petrolio.

L'altra forza di Green Keeper Africa si basa sul rapporto con gli abitanti delle città lacustri che raccolgono il giacinto d'acqua: da una decina di raccoglitori nel 2014, sono passati ad essere tra 1.000 e 1.200 all'inizio del 2019, di cui l’85% sono donne. Tra dicembre e marzo questa attività stagionale consente loro una maggiore autonomia finanziaria, e al contempo permette all'azienda di costruire uno stock sufficiente a produrre tutto l'anno. Quindi, in una logica di economia circolare, Green Keeper Africa propone di incaricarsi del riciclo dei suoi prodotti dopo l'uso, al fine di trasformare il combustibile finale in una fonte di energia.

La produzione di energia attraverso il riciclo del giacinto d'acqua è al centro del sistema integrato di Songhaï, un laboratorio di agricoltura biologica creato da Godfrey Nzamujo nel 1985 a nord di Porto-Novo, la capitale amministrativa del Benin. Quest’area verde di 22 ettari riunisce 326 dipendenti e studenti che desiderano “produrre di più e meglio con meno” e “buttare fuori dall'Africa la povertà”. I rifiuti organici provenienti dagli allevamenti di bestiame, dagli allevamenti ittici, dalle colture e dai giacinti d'acqua vengono recuperati per produrre biogas, un tipo di energia naturale al 100%. Il tutto viene riposto una o due volte alla settimana in serbatoi che lo riscaldano per produrre gas per l'intero sito, all’interno del quale si trovano un ristorante e un hotel che promuovono l'ecoturismo. Il materiale di scarico rilasciato a seguito del trattamento, ricco di nutrienti, viene restituiti alle colture per fertilizzare il terreno. Il Centro Songhai utilizza il giacinto d'acqua anche per far svanire i cattivi odori intorno ai bagni pubblici.

"Tutto parte dalla terra, dove l'energia è al massimo. Questa è la nostra banca più preziosa. Dobbiamo osservarla e trarne ispirazione: ciò che chiamiamo biomimetica è un’autentica fonte di innovazione" dice Godfrey Nzamujo, sacerdote domenicano di origine nigeriana che ha studiato microbiologia e scienze dello sviluppo in California prima di stabilirsi nel Benin ed espandere la rete Songhai in altre città e paesi dell’Africa sub-sahariana. "L’istruzione è essenziale per creare un movimento di giovani africani pronti a cogliere le sfide ecologiche di questo secolo. Il centro Songhai ha formato quasi 6.000 agricoltori che ora sono lavoratori autonomi”, racconta Godfrey Nzamujo dopo aver perlustrato le diverse aree del sito, come ogni mattina.

Compiere azioni concrete lasciando un'eredità positiva all'intera comunità

Pochi chilometri a nord del centro di Songhai, nel comune di Dangbo, dal 2010 l’ONG Jevev fornisce gratuitamente alla popolazione locale una formazione sull'economia verde e sostenibile. Alla fine di gennaio 2019, Jevev ha organizzato "Il percorso del giacinto d'acqua”, un corso formativo di due settimane nelle quali ai primi 3 giorni di teoria è seguita la messa in pratica volta ad ottenere il “compost magico”. Dopo aver raccolto diversi chili di giacinto d'acqua sulle rive del fiume Ouémé, i membri della ONG li hanno portati in uno dei loro siti sperimentali.

 giacinto d acqua jevev henri totin webHenri Totin, presidente dell'ONG JEVEV  giacinto d acqua realizzazione compost magicoRealizzazione compost magico, JEVEV

Castello Zodo, formatore specializzato nella produzione di piante e semi presso l'ONG, spiega che bisogna "posizionare il rifiuto vegetale più duro sul fondo per facilitare la decomposizione e ottenere una migliore qualità del compost”. Una decina di studenti sovrappongono, all’interno di una fossa di circa un metro, dei rami di neem, degli steli di giacinto ancora impregnati d'acqua e dei fiori di neem, per poi coprirli con dei rami di palma e posizionare un pezzo di legno al centro della buca per lasciare respirare il compost e osservare meglio la sua evoluzione. Dopo averlo rimescolato un paio di volte dentro ad altre fosse per renderlo più omogeneo, il compost magico diventa un prodotto multi-azione che concorre allo sviluppo sostenibile del territorio. 

Chancelle Loumedjinon, un abitante del Benin di 21 anni, studente di ingegneria ambientale, ci vede un modo per “preservare la natura smettendo di utilizzare fertilizzanti chimici mentre si aiutano i pescatori a far fronte alla proliferazione del giacinto d'acqua”. Per Henri Totin, direttore esecutivo della ONG Jevev e giovane consulente per la Banca Mondiale, questi corsi formativi permettono di "compiere azioni concrete lasciando un'eredità positiva all'intera comunità. Il giacinto d'acqua è un oro verde dalle numerose virtù». 

 

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